L’ambiente merita rispetto

Articolo pubblicato su Living n°98 – Testo di Giorgio Montagnoli

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Questo inverno impazzito senza acqua e senza neve ci porta a pensare che se non interveniamo velocemente sulle nostre abitudini avremo dei cambiamenti climatici irreversibili che provocheranno problemi ben più seri di quelli che sono attualmente sotto gli occhi di tutti.

 
L'ambiente merita rispetto - Montagnoli Case di legno Il rispetto dell’ambiente dovrebbe essere un punto fermo nella vita di ciascuno di noi.
Rispettarlo non significa solamente salvaguardare il mondo che ci circonda, ma soprattutto amare se stessi e le persone che ci stanno accanto, garantendo al contempo un futuro vivibile per le generazioni future.
Molto spesso siamo noi stessi a complicare le cose, attraverso azioni incivili e maleducate.
Ognuno di noi può fare la propria parte e avere maggior considerazione di quello che fondamentalmente è un bene primario, e che quindi va rispettato e salvaguardato.

 

 

Accordi Internazionali

Se nel settore delle costruzioni negli ultimi 20 anni avessimo ottenuto gli stessi risultati del settore automobilistico, in relazione alla riduzione dei consumi e inquinamento, probabilmente avremmo già raggiunto gli obbiettivi del protocollo di Kyoto (il più famoso documento sottoscritto in ambito internazionale per ridurre l’emissione dei gas serra, cioè quei componenti inquinanti nell’atmosfera che sono ritenuti una delle principali cause del cambiamento climatico), e avremmo già avvicinato quelli fissati nel 2015 a Parigi in occasione della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici nota anche come COP21, svoltasi alla presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius e il presidente francese François Hollande.
L’accordo prevedeva differenti punti:

  • aumento della temperatura entro i 2° (l’accordo stabilisce che questo rialzo va contenuto “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”, sforzandosi di fermarsi a +1,5°. Per centrare l’obiettivo, le emissioni devono cominciare a calare dal 2020);
  • consenso globale. A differenza di sei anni fa, quando l’accordo si era arenato, questa volta ha aderito tutto il mondo, compresi i quattro più grandi inquinatori: oltre all’Europa, anche la Cina, l’India e gli Stati Uniti si sono impegnati a tagliare le emissioni;
  •  controlli ogni cinque anni;
  • fondi per l’energia pulita. I paesi di vecchia industrializzazione erogheranno cento miliardi all’anno (dal 2020) per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e decarbonizzare l’economia;
  •  rimborsi ai paesi più esposti.

La conferenza di Parigi si è conclusa politicamente con un successo: l’accordo è stato firmato da ben 195 Paesi (per entrare in vigore nel 2020 l’accordo doveva essere ratificato, accettato o approvato da almeno 55 Paesi che rappresentano complessivamente il 55% delle emissioni mondiali di gas serra).

 

L'ambiente merita rispetto - Montagnoli Case di legno E in Italia?

In Italia, circa il 90% delle abitazioni sono in classe energetica D ed E, mentre solo l’1% è in Classe A o A+.
Questo vuol dire che possiamo ridurre tra il 70 e il 90% i consumi di energia e quindi le emissioni nocive legate alle nostre abitazioni. Il futuro ci dirà se riusciremo a contenere l’aumento globale della temperatura sul nostro pianeta, ma da questo accordo parigino l’edilizia sostenibile ne esce sicuramente rafforzata in quanto la riduzione delle emissioni nocive passa necessariamente dall’efficientamento energetico delle nostre abitazioni. Se la firma dei Paesi aderenti riuscirà ad avere un peso nelle politiche nazionali, anche nel settore edile si dovrà fare sul serio.
In questo schema è evidente l’impatto sull’ambiente delle diverse attività umane: il 36% è legata alla costruzione e alla gestione di abitazioni e uffici, mentre il 22% è legato al trasporto di persone e cose.
Anche il livello di consumi energetici conta un 40% legato alle costruzioni, e di questa parte circa il 70% è legato al riscaldamento e al raffrescamento degli edifici.

 

Conferenze globali sul clima

Nel 1979 fu organizzata la prima conferenza mondiale sul clima perché l’umanità con il suo stile di vita basato su un consumo sfrenato di energia stava modificando in modo irreversibile uno dei sistemi più importanti e delicati del pianeta: l’atmosfera. Solo nel 1992 in occasione della conferenza di Rio de Janeiro ci si accordò su una prima convenzione internazionale sul clima.
Cinque anni più tardi si arrivò ad approvare il protocollo di Kyoto sulla limitazione dei gas serra che restò sulla carta fino al 2005 quando fu approvata la prima norma internazionale sul clima dopo che ci si rese conto che le emissioni globali di gas serra tra il 1970 e il 2004 erano
aumentate del 70%.
Il 2 febbraio 2007 è stato presentato a Parigi il quarto rapporto sullo stato del clima redatto da parte dell’organo scientifico delle Nazioni Unite
(IPCC – Intergovernal Panel on Climate Change). Da questo rapporto emerge che i mutamenti climatici sono ancora più veloci di quanto previsto e stanno seriamente minacciando il pianeta.

 

Articolo pubblicato su Living n°98 – Testo di Giorgio Montagnoli

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